Giove: il pianeta dell'espansione
Quando nel cielo notturno c'è un punto particolarmente fermo e luminoso, che non tremola come le stelle intorno, quasi sempre è Giove. Tra i pianeti solo Venere lo supera con regolarità in luminosità. Questa luce tranquilla gli ha procurato la sua fama già nell'antichità: grande, mite, benevolo. Astronomia e astrologia raccontano due storie del tutto diverse sullo stesso corpo celeste – e vale la pena ascoltarle entrambe.
Il gigante tra i pianeti
Degli otto pianeti nessuno gli si avvicina nemmeno da lontano. È fatto soprattutto di idrogeno ed elio, e rientra quindi tra i giganti gassosi, e pesa più di tutti gli altri pianeti messi insieme. Misurato da un capo all'altro dell'equatore fa circa 143.000 chilometri, all'incirca undici volte il diametro della Terra. Nonostante questa mole ruota su se stesso in meno di dieci ore – così in fretta da risultare visibilmente schiacciato ai poli. Per un giro intorno al Sole, invece, si prende quasi dodici anni.
Qualche altro tratto lo distingue dai suoi vicini:
- Più di novanta lune confermate, e il numero sale con ogni telescopio migliore. Le quattro più grandi – Io, Europa, Ganimede e Callisto – le riconosci con un binocolo tenuto fermo, come minuscoli punti di luce accanto al pianeta.
- Un campo magnetico enorme, che lo circonda ben oltre la sua coltre di nubi e manda forti onde radio.
- Una fonte di calore propria. Emette più energia di quanta ne riceva dal Sole, e irradia dunque dall'interno.
- Nessun suolo solido. Chi volesse atterrarci non troverebbe nulla su cui posarsi, solo strati di gas sempre più densi.
La tempesta che non finisce
Il tratto più vistoso è la Grande Macchia Rossa, un ciclone nell'atmosfera di Giove più grande di tutta la nostra Terra. La si osserva da secoli e infuria ancora, anche se negli ultimi decenni si è ristretta in modo misurabile. Una tempesta senza coste, senza montagne, senza niente che possa frenarla: su una sfera di gas non c'è nulla contro cui un vortice possa esaurirsi.
Perché i dodici anni sono comodi in astrologia
Un periodo orbitale di poco meno di dodici anni significa all'incirca un anno per segno zodiacale. Questo fa di Giove un indicatore del tempo piacevolmente chiaro. Ogni dodici anni circa torna nel luogo in cui si trovava alla tua nascita – a dodici anni, a ventiquattro, a trentasei e così via. Questo ritorno passa per un momento in cui qualcosa si apre: una nuova tappa, un'occasione, una partenza. Conta la riserva che in astrologia si aggiunge troppo di rado: un'occasione non è ancora un risultato. Se la coglierai è un altro discorso.
Il principio che c'è dietro: più della stessa cosa
In astrologia Giove è il pianeta dell'espansione. Ciò che tocca diventa più grande – i lati piacevoli come quelli difficili. Al suo campo appartengono la fiducia, la generosità, la ricerca di senso, la cultura al di là del puro imparare nozioni, il diritto e la giustizia, la lontananza e ciò che è straniero. Classicamente vale come signore del Sagittario e, nell'attribuzione tramandata, anche come signore dei Pesci. Chi si occupa dei pianeti lo conosce per lo più come antagonista di Saturno: l'uno dilata, l'altro limita, e da solo nessuno dei due arriva a un risultato utilizzabile.
Quando il buono esagera
La fama di «grande portafortuna» non centra la questione. Un principio che ingrandisce ingrandisce anche ciò che non va: promesse che nessuno può mantenere, spese che nessuno copre, la voglia di aver ragione travestita da visione del mondo, la salda convinzione che le regole siano roba per gli altri. Anche questo fa parte del quadro. Una posizione forte di Giove nel tema non significa quindi che tutto ti cada dal cielo, ma che hai molto margine – e il margine va usato e va delimitato.
Come trovarlo nel tuo tema
Bastano tre dati: in che segno si trova, in che casa, e che aspetti forma. Il segno dice in che modo ti espandi, la casa in che ambito della vita accade, e gli aspetti mostrano con che cosa si combina questa crescita. Se hai davanti un tema già calcolato, la cosa si chiarisce in cinque minuti. Per esperienza ci si riconosce piuttosto nettamente in questa sola posizione – a volte più nettamente di quanto faccia piacere.